"THE FEMALE SIDE OF FLUXUSMUSIC. THE CONCERT"

Palazzo Magnani. Reggio Emilia. 19 Gennaio 2013

AUDIOGUIDA

Nell'ambito dell'esposizione "Women in Fluxus", sabato 19 gennaio si è tenuto il concerto "The Femaleside of Fluxusmusic", a cura di Gianni Emilio Simonetti.

Qui di seguito, la voce di Giulia Tacchini, parte attiva nelle performances, dove si respira la forte valenza simbolica ed emotiva dell'evento.

"Questa volta è diverso. Questa volta è la parte femminile di fluxus che viene rappresentata, saremo padrone del palco e del pubblico, come lo siamo nella nostra vita corrente. Sono dietro le quinte e insieme alle altre performers aspettiamo che tutti gli ospiti arrivino, capiamo che la sala è quasi piena dall'aumentare del rumore di più persone che parlano, poi silenzio. Si inizia. Non dobbiamo perdere il ritmo, è importante rimanere concentrate su noi stesse e su gesti semplici ma carichi di significato.

La rivisitazione al femminile del pezzo di Ben Vautier ci rende ancora più protagoniste della performance, non mangeremo le mele ma le distribuiremo solo a chi ci garberà di più. E infatti oltre a sorrisi di chi riceveva la mela noto che ci arrivano occhiatacce, sguardi delusi e alcuni anche indignati. Finite le mele ce ne andiamo lasciando forse un po' di amaro in bocca, anche questo fa parte della vita di tutti i giorni.

Tocca a me, il Drip Event di George Brecht, fondamentale per sottolineare una rivista importante per il femminismo "Le torchon Brule". Salgo sulla scala, concentrata, tremante, c'è un momento di suspance da parte mia e del pubblico appena la scala si assesta. Stringo lo straccio, il torchon, faccio cadere le gocce nel secchio completamente assorta nel mio mestiere; è come se tutti i suoni fossero ovattati tranne il "plin..plin..plin…..plin" sempre più rado. Le gocce smettono di cadere e io mi risveglio, porto il torchon in un altro secchio e lascio che bruci e che il pubblico ammiri uno dei simboli del Movimento della Liberazione delle donne degli anni '70.

Riprendiamo il ritmo, entriamo e usciamo, entriamo e usciamo. Ora è il momento di Sara ed Evelina. Devono legare qualcuno del pubblico alla sedia. La scelta inevitabilmente ricade su Luigi Bonotto - proprietario di una industria tessile artigianale - proprio perché il movimento femminista delle donne operaie iniziò con la rivoluzione industriale dell'Ottocento.

Oramai siamo quasi a metà concerto, è da più di mezz'ora che abbiamo iniziato. Bisogna assettare il tavolo per i Beans di Alison Knowles. Il pubblico ci osserva attentamente per capire cosa stiamo mettendo sul tavolo; gastronome, ciotole, cucchiai, coltelli, pane, una rosa, tovaglioli, un carrello… hanno capito che stanno per assaggiare qualcosa! Ho davanti a me tre salse misteriose, le "mistery fluxus sauces", Evelina impiatta i fagioli, Sara e Stella distribuiscono le ciotole in giro insieme al pane. Il pubblico inizia a mangiare ed ecco la catena di montaggio: con i suoi ritmi, i suoi suoni ripetitivi ha ripreso ad andare, torna il ritmo costante, torna l'incastro tra i movimenti e i suoni che si creano.

Ma ecco che arriva il momento di spezzare quella successione. Evelina entra, silenzio. Ha qualcosa in mano, si avvicina al leggio, fa un passo indietro. Silenzio. "Boooooooom!!!!!". Silenzio. Quel colpo mi dà l'adrenalina, adesso tocca a me. Appoggio tutta soddisfatta l'orinatoio con sopra la scritta "R.Mutt 1917". Appena il pubblico lo vede, lo riconosce, ne è felice, stupito. Un oggetto maschile che dovrebbe invece rappresentare l'organo femminile. Ma chi ha detto che gli assomiglia? Stella mi da poi in mano una mazzetta. Mi concentro, sono da sola in una stanza, tutto buio, e lì davanti a me, secondo alcuni, c’è un organo femminile freddo, bianco, brutto. Uso ogni muscolo del mio corpo per far arrivare la forza al braccio. Salgo… salgo… piano, rigida, concentrata. Non posso più salire, il braccio si blocca, prende forza e va a colpire l'orinatoio e lo disfa in mille pezzi, lo frantuma completamente. Mi accovaccio per prendere i resti. Rientro.

Escono poi Sara ed Evelina, posizionano le bottiglie. Io non le vedo, ma da dietro le quinte sento la calma, la tranquillità che trasmettono. Sara deve versare l'acqua che ha nella bottiglia nelle altre dieci bottiglie, finche l'acqua, per piccoli errori o minimi moventi bruschi, esce e non finisce. E' un'operazione lunga, la semplicità dell'azione non è capita da tutti, molti rimangono frustrati dall'attesa, sono inquieti nel non sapere quando finirà. Ma Sara è tranquilla, è il suo momento di comprensione della realtà, dove applica la sua precisione, la sua testardaggine e la sua sensibilità. Finisce. Molti tirano un sospiro, altri tacciono.

Siamo pronte: dieci donne, un palco, cinque macchine da cucire, tanti strumenti, tante azioni, ognuna sa quel che deve fare e si preparata per "Fontana mix" di John Cage. Entro, faccio partire il metronomo che dà il ritmo iniziale, poi parte la base del suono delle macchine da cucire. Mi posiziono e aspetto le direzioni di Gianni Emilio Simonetti, che da autore di questa rivisitazione al femminile ci guida nell'esecuzione del pezzo. Entrano le ragazze che si metteranno alle macchine da cucire. Iniziano a cucire, fanno ripartire il ritmo costante e continuo. Inizio a suonare il frullatore, poi i richiami, poi le campanelle, di nuovo i richiami, poi mi fermo, spengo il frullatore, torno ai richiami. Sono assorta dalla musica che si è creata, il cambio dei suoni delle altre performers spezza e allo stesso tempo riconduce alla melodia iniziale. Ci sono dei nuovi suoni. Una alla volta avevamo distribuito alcuni pettinini, i "comb", con della carta velina, e chiesto al pubblico di provare a suonarli. In tanti stavano contribuendo a rendere Fontana Mix ancora più memorabile, il suono che arrivava dai pettini lo si identificata tra gli altri, era una sorpresa. Nel bel mezzo della performance e della sala due ragazze iniziano a giocare a tamburello, impegnate e divertite, come se fossero sulla spiaggia. Il "dong" della pallina piumata era casuale, ma anche quella spezzava e ricuciva i suoni che riempivano la stanza. Oramai la musica aveva preso il sopravvento su tutti e su tutto e Fontana Mix stava per terminare. Un solo gesto, ne bastava solo uno da parte di Gianni Emilio Simonetti e noi ci saremmo bloccate. Rovescia un porta champagne pieno di palline da ping-pong. Ci fermiamo. Usciamo. Si sente un boato. Applausi.

Ci prepariamo per l'ultimo pezzo con ancora il cuore che batte. Abbiamo il tempo per far rallentare i battiti, dobbiamo aspettare che gli spartiti brucino e le fiamme si smorzino. Buio in sala. Luci palco. Ci inchiniamo. Grandi applausi e ultimo suono dal ritmo continuo e costante".

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