Non solo tessuti: Bonotto è una casa per gli artisti

Libero, sabato 1 novembre 2014

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di Maria Elena Capitanio

Chi produceva il celebre cappello di paglia di Hemingway? Qual è la famiglia che ha aperto una casa per artisti all'interno della propria fabbrica? La risposta è Bonotto, nome della dinastia che da quattro generazioni è a capo dell'omonima manifattura. In provincia di Vicenza, esattamente nella zona tra Marostica e Bassano, i fratelli Giovanni e Lorenzo portano avanti l'azienda fondata dagli avi nel 1921, che dalla lavorazione della paglia si converte, nel 1972, in industria tessile a ciclo completo.
Sono tre le unità produttive: il Centro Stile, in cui si inventano le fantasie, i colori e le lavorazioni dei tessuti per le collezioni ready-to-wear delle più importanti maison di moda internazionali; quella dedicata alla Tintura e Finissaggio, dove si sviluppano nuovi processi di nobilitazione dei filati; e la Fabbrica Lenta. "Quest'ultima nasce nel 2007 come esempio di un nuovo atteggiamento manifatturiero, per riportare al centro della produzione la cultura delle mani", spiega Giovanni Bonotto. "Le strumentazioni meccaniche del 1950 danno inoltre la possibilità all'operaio di diventare un vero e proprio maestro artigiano che produce superfici non standardizzate".
Oltre tre milioni di metri quadrati di tessuto escono fuori dalla fabbrica ogni anni, inclusi quelli prodotti con i vecchi telai giapponesi, le lane pettinate, il cotone, lino, seta, viscosa, poliestere e acetato. "Sopravviviamo nel mercato perché facciamo quello che al mondo nessuno fa, siamo figli di Leonardo e di Piero della Francesca", con un archivio storico di migliaia di pezzi d'epoca che vengono costantemente consultati dai clienti italiani e stranieri a scopo di ricerca. Per la valorizzazione dell'heritage, all'inizio di quest'anno è stato avviato il progetto Fabrics Room, che mette a disposizione delle migliori scuole internazionali di moda tutto il materiale presente in sede.
L'intreccio tra cultura, creatività, innovazione aziendale non si arresta qui: nella Casa Bonotto è nata nel 2013 la Fondazione, con lo scopo di radunare i migliori artisti contemporanei, tra cui Yoko Ono, cara amica di famiglia, che ha spesso usato questi luoghi per produrre le sue opere. L'avventura nel campo della pittura ha avuto inizio dalla passione di Luigi, padre di Giovanni e Lorenzo, che è stato ed è ancora oggi un noto mecenate e collezionista della più importante raccolta in Europa della corrente Fluxus. Nella Casa degli artisti, situata al centro della fabbrica, sono passati i più significativi artisti del Novecento, trovando qui un teatro di condivisione e di dialogo. Persino gli operai sono stati coinvolti nell'osservazione del patrimonio pittorico, così da sviluppare una sensibilità e un gusto da imprimere nel proprio lavoro manuale. "Potermi sedere a tavola con grandi artisti mi ha dato gli occhiali della fantasia", ammette lo stesso Bonotto.
L'entusiasmo dei proprietari ha convinto il mercato, che ha premiato l'azienda con una crescita del fatturato del 21 per cento nell'ultimo anno e una prospettiva di chiusura record dell'esercizio in corso, di sicuro il migliore in centodue anni di attività. "Io la chiamo semplicemente fortuna". O forse sarebbe meglio parlare di potenza del Made in Italy.

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